Dalla nascita dei graffiti nelle grotte allo sviluppo della scrittura moderna, si è assistito ad una continua evoluzione di comunicazione per segni. Nella scrittura latina si è arrivati a costruire un alfabeto composto da fonogrammi, elementi di scrittura che rappresentano un determinato suono (Ad esempio vocali o consonanti). Questi fonogrammi hanno, a loro volta, subito innumerevoli cambiamenti prodotti dai diversi usi, strumenti di scrittura, culture e superfici. In questo articolo faremo un viaggio attraverso la storia della scrittura.

Un segno che diventa parola

In principio era solo una macchia su una pietra, un graffio nella roccia, un incisione o un’orma sulla sabbia: Il segno. Poi divenne un gioco, una ricerca, la complessa composizione informe di più segni. Questi, cominciarono a prendere “senso” e ad esprimere una forma che l’uomo cominciò ad utilizzare per  comunicare. Si cominciò a comprendere come, il fatto che un insieme di segni potessero essere interpretati in maniera univoca, questi potevano essere un potente strumento per trasmettere un’informazione.

L’informazione è contenuta nel messaggio ed ogni messaggio ha un significato e un significante. Affinché il significante sia universalmente comprensibile è necessario elaborare un codice di segni conosciuto sia dall’emittente del messaggio che dal ricevente. Le popolazioni della terra, nel corso dell’evoluzione, compresero l’importanza dei codici. Nacquero, contemporaneamente, in ogni singola comunità, centinaia di codici formati da centinaia di segni. Quando una singola comunità entrò in contatto con un’altra, questi codici vennero influenzati reciprocamente, evolvendosi e a volte fondendosi. Via via che le comunità divennero più complesse, i codici si fecero sempre più sofisticati fino a costituire un vero e proprio linguaggio scritto. 

Dal pittogramma all’ideogramma

Il modo più istintivo e più immediato di produrre un codice di segni è quello di riprodurre graficamente ciò che si osserva. Questi segni possiamo identificarli come pittogrammi. Gli strumenti utilizzati per effettuare il segno influenzarono in maniera incisiva l’aspetto dei segni stessi: Il materiale della superficie, gli utensili utilizzati e fattori psico-morfologici di colui che riproduceva il segno.

Progressivamente, le limitazioni tecnologiche insieme alla crescente necessità di velocizzare il processo di “scrittura”, cominciarono a produrre forme più astratte. Contestualmente si cominciò ad utilizzare i segni non solo per rappresentare qualcosa di fisicamente e obiettivamente tangibile ma anche per rappresentare qualcosa di trascendentale, intangibile, soggettivamente percepibile: Un’emozione, un evento oppure un’idea. Dal pittogramma si passò all’ideogramma.

Nascita del fonogramma

Inizialmente, furono proprio i pittogrammi ad essere utilizzati, per lo più, per rappresentare un suono sillabico, come nel caso dei pittogrammi ittiti o delle rune nordiche. Tuttavia ad elaborare un sistema di segni fonetici furono le popolazioni della Persia e del vicino Oriente, ad esempio i Fenici, che cominciarono a sviluppare l’archetipo della scrittura moderna, ovvero la scrittura cuneiforme. Fù necessario elaborare un linguaggio scritto in modo semplice, che potesse essere ricordato e compreso da tutte le civiltà che avevano rapporti commerciali con il vicino oriente, così si elaborò un codice di fonogrammi. Furono i sistemi di scrittura di queste popolazioni che confluendo in un unico sistema diedero vita alla scrittura. I rapporti economici e commerciali, che i fenici avevano con le popolazioni vicine, contribuirono alla diffusione di un codice universale.

La scrittura cominciò ad essere non solo utilizzata nell’ambito commerciale ma divenne il mezzo di diffusione e affermazione della cultura e della religione di un popolo. Possiamo così identificare tre grandi gruppi di codici fonetici della storia antica: La scrittura orientale, l’aramaico antico e il greco antico. Ecco una ricostruzione del diagramma proposto da Adrian Frutiger nel sul libro Segni e Simboli.

scrittura

In figura possiamo analizzare l’evoluzione della nel corso della storia e nelle varie civiltà. La Grecia, adottò la scrittura fenicia e la modificò sulla base delle proprie esigenze culturali e linguistiche. Elaborò un evoluto sistema di fonogrammi che rappresentavano non più sillabe ma singole consonanti e vocali. Nasce l’Alfabeto greco/latino (dal nome delle prime due lettere “alfa” e “beta”).

La tecnologia e le lettere

La tecnologia ha influenzato fortemente questa evoluzione: L’incisione su pietra greco-romana produsse un alfabeto molto più lineare e privo di curve rispetto a quello ereditato dai fenici, proprio perché il mezzo con cui si incideva la pietra non permetteva la realizzazione di curve. Più avanti, la scrittura manuale con penna o calamo permise una produzione di lettere più morbide e decorate. Intorno al VIII secolo, durante il regno di Carlo magno, fu introdotta la lettera carolingia, una delle canonizzazioni delle scritture semi-corsive, che segnò un momento importante verso la scrittura moderna.

L’impiego della xilografia, prima in Oriente poi in Europa, indusse allo sviluppo di un certo tipo di lettere facilmente riproducibili per la stampa. La stampa a caratteri mobili europea (Johannes Gutenberg nel 1455), che traghettò la comunicazione visiva nell’era moderna.

Il punzone: Il padre dei font.

Dalla stampa a caratteri mobili europea si può far risalire la moderna concezione di carattere tipografico (In inglese font). Il procedimento di stampa di Gutenberg consisteva nell’allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa d’inchiostro e pressata su un foglio di carta o di pergamena. L’innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i punzoni sul quale erano incise le lettere, a differenza della xilografia in cui le matrici di stampa venivano ricavate da un unico pezzo di legno. In Asia, esisteva già una tecnica simile fin dal 1041, tuttavia, la lega utilizzata per i punzoni dei caratteri di Gutenberg era formata da piombo, antimonio e stagno, in modo da raffreddarsi velocemente e resistere bene alla pressione esercitata dalla stampa.

Dalla Bibbia a 42 linee di Gutenberg, primo libro stampato in Europa con la tecnica dei caratteri mobili,  in breve tempo numerose fonderie cominciarono a commissionare disegni di caratteri nuovi e ogni carattere cominciò ad arricchirsi di glifi, variazioni di stile e di peso, tanto da creare vere e proprie famiglie di caratteri (Font family).

Conclusioni

Si intuisce che lo studio del lettering e della tipografia è di fondamentale importanza. La scelta della font adeguata non è un gioco di pura estetica ma può influire positivamente sull’esito della comunicazione. Sulla base di studi fatti sulla storia e la forma dei caratteri, sono state sviluppate alcune classificazioni che aiutano il progettista nella scelta della font più adatta al proprio progetto. La scrittura è fortemente legata anche alla nascita dei marchi antichi e dei blasoni araldici che potete approfondire in questo articolo.

Fonte: articolo tratto da www.robertomaiolino.it/blografik